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La Madonna della Lavina
(testi di Maria Grasso e Mario Messina)

   

Poco distante dal centro abitato di Cerami, in una suggestiva valle ricca di verde, sorge la Chieda della "Madonna della Lavina". Nella chiesa vi è custodita una sacra immagine della Madonna col Bambino, dipinta ad olio su lavagna, di autore ignoto del seicento, verso la quale il popole ceramese da tempo immemorabile nutre una incommensurabile devozione.
Ed è una devozione che ha travalicato i confini di questo antico paese situato sui Monti Nebrodi. A memoria d'uomo, infatti, viene ricordato che altrettanta sentita venerazione è sempre stata manifestata verso "Maria SS. di Lavina" dalla gente dei paesi limitrofi.
Un flusso interminabile di fedeli provenienti soprattutto da Troina e Capizzi, e anche da altri luoghi, ogni anno rende omaggio alla miracolosa immagine in occasione dei solenni festeggamenti che si celebrano in suo onore nel mese di settembre.

 

Tracce storiche

La devozione alla Madonna della Lavina è legata all'evento prodigioso del ritrovamento, nel XVII secolo, forse intorno al 1630, di una sacra icona tra le acque di un piccolo torrente. Sulle origini del quadro della Madonna della Lavina e sulla storia del suo ritrovamento pochi sono attualmente i documenti rinvenuti che ne permettono una fedele ricostruzione.

Siamo quindi nel campo delle tradizioni popolari, non prive di suggestione e d'interesse, che tuttavia si muovono sulla base di una realtà storica. Il Pitrè, nel volume "Feste patronali in Sicilia", riferisce che tra i ruderi di un vecchio monastero di Benedettine, situato ove ora sorge il Santuario della Lavina, venne alla luce un quadro della Madonna, che Vito Amico fa risalire al 1300. Trattasi del dipinto di origine bizantina oggi custodito nell'Abbazia di San Benedetto, artistica Chiesa del XVI secolo, dedicata anche a "Santa Maria di Lavina".

Lo stesso titolo di Maria invocato come "fonte" trova le sue più genuine origini nella tradizione della Chiesa orientale. Nel "Lexicon topograficum siculum" (Catania, 1740), lo storico V.Amico scrisse:

"Il Monastero di monache è adorno del titolo di Santa Maria della Lavina, sotto gli istituti di San Benedetto; erano quelle un tempo fuori il paese; stanno oggi sotto il tempio principale, e mostrano un'antichissima tavola di Madonna, illustre per meravigliosi prodigi"

Un'altra ipotesi accreditata da riferimenti storici, è quella che la preziosa icona fu donata alle suore Benedettine da Giorgio Maniace, un generale normanno che durante il XIV secolo fece edificare a Cerami due monasteri: quello di località "Rahal" e quello in località "Gargia" (oggi Lavina) in cui si insediano le suore Benedettine.

Con l'intento d preservare l'icona dalla lotte iconoclastiche, che anche in Sicilia conobbero mmenti di ferocia e di tremende devastazioni, le suore Benedettine dal monastero di Lavina inchiodarono il quadro della Madonna ad una trave del soffitto, rendendone quindi difficile od impossibile il ritrovamento. In seguito le suore abbandonarono il monastero di Lavina per la sua vetustrà e si trasferirono nel centro abitato, nel monastero annesso all'abbazia di San Benedetto.

Il vecchio monastero di Lavina, abbandonato, andò in rovina seppellendo, tra i suoi ruderi, l'icona della Madonna.